The soloist manifesto
18 febbraio 2010
Si possono subire a intervalli regolari merende, problematiche telefonate personali, gestire ego extra large o emails su emails? Se la convivenza in ufficio vi fa venire in mente immagini e suoni di questo tipo, o se siete costretti a dare indicazioni per voi banali e che magari non vi competono, in mancanza di un auspicato, paritario, scambio lontanamente percepibile di opinioni, forse potrebbe interessarvi The soloist manifesto, che sostiene la capacità di lavorare autonomamente e con una ristretta cerchia di persone in gamba. Basta con il magnificare il lavoro di gruppo a tutti i costi.
Gli autori, Jonathan Littman e Marc Hershon, da Silicon Valley, hanno scritto un libro dal titolo un po’ forte, “I hate people”, e hanno un blog, da prendere con la giusta ironia. Ma razionalizzare e valorizzare le professionalità è istanza non da poco di questi tempi, se il libro in tre mesi ha raggiunto 4 edizioni anche in lingua straniera: è l’esplicitazione di una tendenza, non tutta negativa come può sembrare dal titolo.
Cosa può dare uno stage a chi lo fa e a chi lo offre
1 settembre 2009
Cos’è, spesso, inconfessabile? La parte più intima di noi, con le sue insicurezze. L’inconfessabile lima le certezze dall’interno, ma, “rovesciando il tavolo”, portarlo allo scoperto può dare inizio a nuova linfa creativa. La scoperta è stata speciale per Sara Guidi Colombi, stagista in Syn Creativi e Tecnici nel 2007 che, apprezzata e incoraggiata, con questo lavoro (il video “L’inconfessabile”) si è guadagnata a pieno titolo l’ammissione all’Accademia di Comunicazione. Ama i temi sociali – come Syn, come Synghiozzo – perché le piace andare in profondità con leggerezza: il video successivo, “Al di là della persuasione”, è una sua raccolta di pubblicità a tema sociale.
