Una ricerca sul Womenmade patavino
4 marzo 2013
Qual è il valore apportato al tessuto locale dalle imprese Creative Culturali al femminile?
Non è un argomento marginale, soprattutto in questo territorio e in questo momento: il tessuto industriale si va impoverendo; eppure sono le donne che hanno più dimestichezza con la complessità, con l’uscita dalle situazioni difficili, con le trasformazioni. Nelle aziende è stato dimostrato che hanno maggiore capacità nel delegare, nell’assumere una leadership trasformazionale, nel giocare in squadra, nel gestire il multitasking.
La ricerca “Womenmade tra tradizione e innovazione. Le imprese Culturali e Creative Femminili a Padova e nel territorio” voluta da Padovainnovazione, curata da Susanna Biadene, Alessandra Chiarcos, Daria Quatrida (Comitato scientifico più sotto) e patrocinata da Comune e Provincia di Padova, ha lo scopo di tracciare una prima mappa delle ICCF a Padova, comprendere quali condizioni le favoriscano o ostacolino, formulare indicazioni per i diversi attori coinvolti, contribuire a creare una rete tra le imprenditrici coinvolte. Perché l’impresa Creativa Culturale Femminile può essere vista come motore di creative economy.
I principali risultati della ricerca ci parlano di un percorso personale fortemente voluto (anche per la gestione dei tempi lavoro/famiglia) e di un mix di capacità tutte femminili che si riflettono sull’impresa, la quale rivendica essa stessa una sua specificità al femminile.
Pur scontrandosi con un territorio ritenuto per la maggior parte “chiuso” (sarebbe interessante approfondire come i pregiudizi ostacolino lo sviluppo sociale ed economico) e con le conosciute difficoltà di accesso al credito, l’81% delle donne intervistate si dichiara molto soddisfatta della propria scelta. Nonostante il Dipartimento Politiche europee ci dica che una donna europea deve lavorare mediamente 59 giorni in più per guadagnare come un uomo.
Creatività è un punto di vista sull’intelligenza che si lega a considerazioni culturali e sociali sulla capacità di cambiamento e di adattamento. Ecco perché questa ricerca riguarda tutti, qui e ora.
Il convegno di presentazione si è svolto il 15 febbraio 2013 e sarà seguito da un secondo incontro di approfondimento il 19 marzo, in aula Nievo a Palazzo del Bo, Padova.
Il comitato scientifico della ricerca è composto da Marina Bertoncin, geografa dell’Università di Padova; Saveria Chemotti, delegata per la cultura e gli studi di genere dell’Università di Padova; Roberta Gallana, past president Comitato Sviluppo Imprenditoria femminile CCIAA di Padova; Raffaella Massaro, Ufficio Studi Confindustria Padova; Silvia Oliva, responsabile ricerca Fondazione Nord Est; Andrea Pase, geografo dell’Università di Padova.
Christoph Niemann
11 luglio 2012
Facebook, Twitter, Youtube, Pinterest sono realtà con cui il mercato fa i conti da tempo: imprescindibili bacini di clienti sia effettivi che potenziali, da ascoltare, blandire, fidelizzare a suon di immagini “smart”, di video e strategie virali, e chi più ne sa, più ne inventi. Solo Christoph Niemann – geniale illustratore del New Yorker – poteva sintetizzare dalle pagine del suo Abstract Sunday e in poche immagini la moderna ossessione che ci fa rimbalzare dall’uno all’altro in cerca di likes, audience, conferme, con tutte le conseguenze in termini di perduta privacy e recenti quotazioni in borsa, strappando come sempre l’applauso. Guardate la divertente analisi, di cui pubblichiamo qui solo qualche estratto, ma non fermatevi e sfogliate tutto il suo blog: sono perle di humour e intelligenza, disegnate con rara maestria.
The Apple – Why we love origins
19 aprile 2012
Un logo non è solo il marchio di un’identità: ha il potere di imprimersi nell’immaginario collettivo, simboleggiare l’eccellenza e la gloria di un’azienda e di un prodotto. Nike, Adidas, Coca-Cola sono oggi nomi dall’enorme impatto visivo, capaci di suscitare sentimenti e fascinazioni in chi li guarda e non solo perchè associati al prodotto che rappresentano (come sa William Gibson, che su una cacciatrice di tendenze allergica ai loghi ha imperniato uno dei suoi più riusciti romanzi – “L’accademia dei sogni”, Mondadori). Per tutto ciò le grandi aziende si affidano ai migliori designer, ad un enorme lavoro di ricerca dietro ogni progettazione, e pagano prezzi altissimi.
In un recente articolo su Scientific American, Maria Konnikova indaga i motivi che ci spingono a ricercare le origini dei simboli, partendo dalla mela morsicata di Apple, simbolo onnipresente nelle giornate digitali di molti, il cui impatto è stato se possibile accresciuto con la morte del suo carismatico propietario. Steve Jobs, con la sua studiata evasività nello spiegarne il significato, ne ha consolidato il fascino, o probabilmente, gliene ha “regalato” uno nuovo di zecca. Pare infatti che il simbolo derivi dalla vicenda di Alan Turing, geniale matematico inglese, padre dell’informatica moderna nonchè eroe “crittografico” della seconda guerra mondiale, morto suicida a causa di un’infamante accusa di omosessualità, grazie ad una mela avvelenata. Una storia quanto mai suggestiva, quella di una mente brillante ingiustamente uccisa dagli stolidi pregiudizi dell’epoca, e un simbolo quanto mai perfetto per l’azienda di Jobs. Se non fosse che quasi certamente, l’origine del logo non è questa, ma una più banale che lo scaltro fondatore si è ben guardato dal chiarire:
“Jobs, it seems, understood intuitively an important facet of our minds: we like to know where things come from. We like stories. We like nice tales. We need our myths, our origins, our creations. It would be disappointing to know that the apple was nothing more than an apple—and the bite, a last-minute addition to clarify scale, so that it was clear that we were seeing an apple and not a cherry. And that rainbow? A representation of a screen’s color bars, since the Apple II was the first home computer that could reproduce color images on its monitor. How boring. How much of a letdown. Far better to have a story—and the better the story, the better for us”.
[Via]
Bloom
22 marzo 2012
Nel 2003 un istituto che aveva ospitato migliaia di pazienti, il Massachusetts Mental Health Center venne designato per la demolizione, dopo oltre 90 anni di attività, per lasciare posto a strutture più moderne. Venne chiesto ad Anna Schuleit di assolvere ad un compito davvero molto difficile: dare memoria al passato, con le sue migliaia di storie personali, ma esprimere allo stesso tempo un’idea del futuro, in una maniera in cui l’edificio fosse accessibile dal pubblico ma non comprendesse targhe informative o lunghi discorsi. Il tutto, con un budget limitato.
Quanto è stato realizzato ha dato vita ad un’ installazione realizzata con 28000 vasi di fiori, un’opera visivamente potentissima, forse la cosa più bella mi sia capitato di vedere nel web da molto tempo a questa parte.
“In 2003 a building housing the Massachusetts Mental Health Center (MMHC) was slated for demolition to make way for updated facilities. The closure was a time for reflection and remembrance as the MMHC had been in operation for over 9 decades and had touched countless thousands of patients and employees alike, and the pending demolition presented a unique problem. How does one memorialize a building impossibly rich with a history of both hope and sadness, and do it in a way that reflects not only the past but also the future? And could this memorial be open to the public, not as a speech, or series of informational plaques, but as an experience worthy of they building’s unique story?”
[Via]
The Selby is in your place
17 febbraio 2012

Vi siete mai chiesti dove abita il vostro artista, designer, scrittore preferito? Se il luogo in cui si ritira la sera è pazzo e confusionario, oppure arredato in modo chic ed in perfetto ordine, e quali gli oggetti buffi da cui non si separerebbe mai? Todd Selby ha deciso di trovare le risposte a tutte queste domande, andando casa per casa, fotografando gli angoli più strani e personali, e somministrando ai propri ospiti un buffo questionario alla fine di ogni visita. Entrate anche voi nelle case di questi brillanti creativi, è un viaggio pieno di nuova ispirazione.
10 consigli per una lunga carriera
30 dicembre 2011
Christopher Cashdollar ci spiega cosa fare per costruire e mantenere una lunga carriera nel campo del design, della grafica, dell’illustrazione, della comunicazione. Dieci preziosi consigli, sia per chi è alle prime armi che per gli outsiders, perchè restare curiosi e continuare ad imparare è la base di tutto.
[Via]
The Living Principles
12 dicembre 2011
The Living Principles è una community basata sul principio che il pensiero creativo possa positivamente influenzare i cambiamenti culturali. Fondata inizialmente dall’ American Institute of Graphic Arts, attraverso prestigiosi partners propone di veicolare “environmental, social, economic, and cultural sustainability into an actionable, integrated approach that can be consistently communicated to designers, business leaders, educators and the public”. Questo sito è il luogo dove condividere, co-creare, diffondere idee e progetti legati al bene comune. Creative action for collective good!















